Rozzano, 30 maggio 2002

 

Esprimo la mia solidarietà ai ragazzi dell’Allende di Milano, alla loro docente e a Marco Pernich, e mi complimento con loro per aver saputo portare a termine la loro performance, nonostante il pesante disturbo subìto. Ai "miei", auguro miglior fortuna e raccomando concentrazione sul compito, indipendentemente da ciò che accade intorno, con il corredo delle seguenti brevi considerazioni (eventualmente da sviluppare nelle sedi opportune, cioè a scuola).

Oggi il teatro è diventato un luogo frequentato da persone per bene e molto motivate, è diventato un divertimento "d’élite", per cui solo raramente il pubblico esprime rumorosamente del dissenso, e quasi mai durante lo spettacolo.

Quando invece il teatro era oggetto di fruizione da parte del largo pubblico, le cose andavano diversamente.

Per rimanere a tempi più recenti, e senza scomodare la nudatio mimarum di epoca romana (senza la quale, nonostante la salace comicità degli artisti, lo spettacolo non poteva considerarsi concluso), mi viene in mente qualche esempio.

Il primo è Rossini, le cui opere più famose non sempre furono confortate da successi di pubblico alla prima rappresentazione. Infatti, il Barbiere di Siviglia si interruppe, dopo vari rumoreggiamenti, quando un gatto attraversò la scena; il Mosè si incagliò su un’infelice messa in scena del passaggio del Mar Rosso.

Peraltro, il pubblico non se ne stava certamente zitto e buono a teatro, come ben si sa: tanto che (racconta Carlo Porta) la Barborin, compagna del disgraziato Giovanninn Bongée, mentre assisteva alla Scala di Milano al balletto Prometeo, cacciò un urlo perché pizzicata proprio a cuu biott (garantisce il poeta) da un baloss de lampedée che lasciò sulla natica della malcapitata una traccia inequivocabile (il seguito della vicenda è altrettanto interessante e merita di essere letto in originale).

Morale: se qualcuno disturba o fischia, tutto fa parte del gioco del teatro di una volta, dove gli attori e gli autori non potevano contare su un pubblico in partenza complice o addirittura conquistato in partenza (come i genitori, gli amici e i professori di fronte ai quali vi siete precedentemente esibiti): quindi fatevene una ragione.

Se la cosa può servirvi, sappiate che sono con voi: ci sarei stato anche fisicamente, se il dovere non avesse prevalso. Ma vi prometto che – se l’anno prossimo si torna – farò di tutto per far prevalere altre intenzioni.

Saluti affettuosi a tutti, e fuori la grinta.

Marco Parma