Carissimo Latella, Carissima Orsolini.

Chiedo scusa per il ritardo della risposta, ma volevo meditarla un po' e trasformarla in un'occasione per spiegare le mie scelte professionali "to whom it may concern", vale a dire a voi, ma anche a tutti coloro che hanno reagito con stupore, risentimento, rammarico alla notizia del mio trasferimento a Rozzano/Noverasco.

Mi sento in dovere di farlo, perché mi accorgo che da molti la mia scelta è stata (a torto, ma comprensibilmente) vissuta come disconferma: ad esempio, la Prof.ssa Marcotullio mi ha chiesto, un po' polemicamente, "cos'hanno più di noi quelli di Rozzano". La risposta è, ovviamente, "nulla". Ma non basta.

Questa reazione (l'ho citata ad esempio, ma non è l'unica) dimostra perfettamente la "alterità" della scuola rispetto al resto del mondo del lavoro, dove qualsiasi dipendente di qualsiasi livello si guarda perennemente in giro, pronto a cogliere occasioni di sviluppo professionale, senza che un cambiamento "ai vertici" venga vissuto come anomalia; ma, soprattutto, senza che questo stato di cose si traduca in inattività o piatta gestione degli affari correnti. E' vero: ci sono molti miei colleghi (il cui atteggiamento non mi riesce di approvare) che inorridiscono all'idea della rotazione negli incarichi e dichiarano che - se verrà meno la loro inamovibilità - "smetteranno di progettare", come se la scuola in cui lavorano fosse di proprietà loro, e non già del cittadino contribuente.

Detto, come premessa, che sono fautore della rotazione dei dirigenti (e, anche, dei docenti: ma purtroppo la "continuità didattica", l'eterno maternage della scuola, è un tabù difficile da abbattere), comincerei a sgombrare il campo dall'ipotesi più banale: il mio nuovo Istituto non è un liceo, anche se è vero che una delle sue sezioni è di liceo scientifico; la maggior parte delle classi è costituita invece da due istituti tecnici (commerciale e agrario).

Quindi, non mi affascinava tanto l'idea di "dirigere un liceo", quanto invece la prospettiva di prendere in carico una nuova istituzione composta di tre sezioni staccate di tre diversi istituti, con tre diversi indirizzi di studio, e trasformarli in una scuola: articolata, sì, ma unica. Dunque, una sfida professionale con cui voglio misurarmi.

Hanno poi giocato molto, per la verità, i miei antichi rapporti con Rozzano e la sollecitazione degli amministratori locali, che hanno fortemente voluto questa direzione di scuola superiore all'interno del distretto, sono intenzionati a farla crescere e quindi hanno bisogno dell'appoggio di una dirigenza scolastica all'altezza del compito. Non credo che a voi avrebbe fatto dispiacere che la vostra candidatura fosse guardata con interesse in un contesto di questo tipo.

Nonostante queste sollecitazioni, ho riflettuto a lungo: sull'opportunità di proporre la domanda e - dopo averla fatta - di ritirarla.

Infatti, al "Piero della Francesca" lascio non soltanto diversi lavori in corso, ma anche un ambiente ricco di rapporti umani positivi e sollecitanti; non mi metto neanche a nominare tutte le persone per le quali provo sentimenti di stima e di amicizia, perché sono veramente tante e - nell'enumerarle - ne dimenticherei certamente qualcuna e le farei, tanto involontariamente quanto ingiustamente, torto.

Mi sono posto anche il problema delle conseguenze che questo nuovo momento di discontinuità nella direzione avrebbe potuto provocare: ma questa riflessione mi ha consentito di confrontare la modestia del mio personale contributo con l'importanza determinante dell'apporto di altri, che invece rimangono, e sapranno portare avanti idee e progetti. Esprimo l'auspicio, anzi la certezza, che il nuovo preside saprà valorizzare proposte e iniziative, dando continuità ai lavori in corso. Credo che anche lui sappia che oggi i compiti del preside non sono di contenimento burocratico, ma di promozione e sviluppo, di valorizzazione del "capitale umano" della scuola che è loro affidata.

Siccome già mi mancate, vi chiedo di autorizzarmi a qualche visita di cortesia. Aspetterò un po', affinché si smaltisca questo "bel casino in istituto" che Latella mi accusa di aver creato. Ma domando: se fate così adesso, quanto durerà il lutto quando la Sondra andrà a far la preside? Per adesso comunque tenetevela cara e non fatela arrabbiare!

Salutandovi, ringrazio tutti per le manifestazioni di stima e di affetto che mi hanno generosamente riservato, e che contraccambio di cuore. Di essere così tanto gratificato non mi era mai capitato in carriera; ne sono felice e orgoglioso, oltre che riconoscente.

Arrivederci, e basta tirare le mie orecchie già abbondantemente a sventola!

Marco Parma