OLTRE L’IMMAGINE, IL CUORE DEI PROBLEMI

 

 

Per tutte le scuole è scoccata l’ora del marketing: si avvicina la tradizionale scadenza delle iscrizioni e tutti si fanno belli, presentano opuscoli colorati, "P.O.F." (traduco per i profani: "piani dell’offerta formativa") straboccanti di progetti e attività aggiuntive: danza, teatro, laboratori, lingue, informatica, gruppi sportivi…

Anche all’"Allende" di Rozzano ci si dà da fare, certo: perché siamo una scuola nuova, al suo secondo anno di vita, e anche per la banalissima ragione che le scuole esistono perché ci sono gli studenti, e senza gli studenti non esiste la scuola. Però lo facciamo ponendoci due domande abbastanza ovvie: qual è il nostro compito, e che cosa si aspettano da noi i ragazzi e le famiglie? E di fronte a una concorrenza che si fregia di una miriade di "progetti" e "attività aggiuntive", ne sorge spontanea una terza: che cosa è più importante, la matematica o il corso di scacchi? La ragioneria o il corso di bridge? La chimica agraria o il teatro?

Intendiamoci: la scuola è, per un giovane, anche un luogo di socializzazione e un punto di riferimento per la sua formazione come persona, non solo come studente. Ma è lecito attendersi che la scuola sappia individuare con chiarezza quello che è (come si usa dire oggi) il suo core business, cioè il motivo fondamentale per cui è stata istituita e per il quale ha ancora oggi ragione di esistere.

Se si spinge in fondo questa riflessione, le risposte vengono spontanee.

La ragione per cui esistiamo sta nella nostra capacità di dare ai ragazzi le conoscenze necessarie per muoversi nel mondo: tanto in quello del lavoro quanto nel mondo tout court, che ci richiede non solo competenze tecniche, ma anche intelligenza, spirito critico, senso di appartenenza alla comunità.

Per centrare questi obiettivi non servono centomila progetti, né un elenco interminabile di "attività aggiuntive": bisogna invece salvaguardare all’interno della scuola un clima di civile convivenza e di rispetto delle regole; si deve curare la trasmissione delle conoscenze fondamentali, sia per l’inserimento nella vita sociale, sia per l’ingresso nell’attività lavorativa; si deve sviluppare nello studente lo spirito critico, la capacità di formare sulle cose del mondo un giudizio libero e autonomo.

Facciamo pure, nelle nostre scuole, i corsi di preparazione alla "patente europea" per l’uso del computer, i corsi di lingue e quant’altro serve ad adeguarci alla realtà del ventunesimo secolo: ma non dimentichiamo mai il senso e lo scopo fondamentale della nostra missione; che – nel nostro caso specifico – consiste nel "fabbricare" buoni liceali, buoni ragionieri e buoni tecnici agrari che sappiano essere, contemporaneamente, buoni cittadini.

Possiamo riuscirci? Certamente, a condizione che si sappia trasformare materie apparentemente inerti in appassionanti esperienze culturali; che si sappia trasmettere entusiasmo, volontà di riuscire; che, nei nostri comportamenti quotidiani, i valori in cui crediamo siano coerentemente praticati e vissuti.

Impariamo a guardare oltre gli opuscoli e le visite guidate, in cui i solerti accompagnatori ci fanno credere nell’uso di laboratori che magari gli studenti utilizzeranno saltuariamente; andiamo piuttosto a visitare le scuole in un giorno qualunque: cerchiamo di capire se l’ambiente è ordinato, se il clima è operoso, se i docenti e il preside con cui andiamo a parlare amano il loro lavoro e – soprattutto – i loro studenti.