LA ROTONDA E LA CONSULTA

L’amministrazione comunale continua a pagare debiti: il frenetico promettere, resosi indispensabile nel 1999 per costruire un artificioso consenso intorno alla debole candidatura di Marco Toni, rischia di costare caro ai cittadini, i quali avrebbero diritto invece a un’amministrazione locale, se non buona, almeno dignitosa.

Lo scorso anno, durante la campagna elettorale, il popolo grasso dei commercianti ricchi della città gettò sul piatto della bilancia il proprio peso elettorale (peraltro sempre sopravvalutato) in cambio dell’impegno all’immobilismo della futura politica commerciale dell’amministrazione.

Il primo atto conseguente a tale scambio fu la cancellazione della prevista rotonda sulla via Emilia, destinata a rallentare il traffico in un tratto molto incidentato e a garantire la sicurezza della numerosa clientela del centro commerciale Carrefour; questa scelta dell’amministrazione aveva il solo scopo di ostacolare lo sviluppo commerciale delle aree circostanti. Tutte le proposte della proprietà - ivi compresa quella di una multisala cinematografica e di un moderno centro di intrattenimento - furono respinte da un ceto politico retrivo, preoccupato soltanto di tacitare i commercianti di Borgolombardo che (non so con quale diritto) identificano i propri interessi - è il caso di dirlo - di bottega, con quelli dell’intera città.

I Sangiulianesi, responsabili del reato di continua frequentazione dei centri di grande distribuzione, sono quindi costretti ad attraversare una via trafficata con i carrelli stracolmi di spesa, rischiando di essere investiti; le soluzioni alternative, che incautamente promise l’assessore Stefanoni in occasione di un mio risentito intervento sulla stampa locale, ovviamente non si sono mai viste.

In questi giorni è andato in scena un altro atto di questa commedia, con la fondazione della cosiddetta "consulta" dei commercianti, per la quale i pochi miliardari del commercio sangiulianese rivendicarono - in campagna elettorale - "poteri decisionali".

L’obiettivo non era certamente quello (dichiarato) di proteggere i piccoli commercianti dallo strapotere della grande distribuzione, bensì quello di tutelare i commercianti affermati del territorio e i loro interessi. Per convincersi di ciò basta prendere in considerazione i nomi dei promotori e le loro attività commerciali. Una volta era la destra a proteggere questo tipo di interessi: adesso è la (cosiddetta) sinistra, che a San Giuliano Milanese ha deciso di rappresentare la semplice conservazione dell’esistente (come se fosse bello da guardare) rifiutando qualsiasi logica di evoluzione e di sviluppo.

Ora questa "Consulta" ha visto la luce. L’approvazione dello statuto ha portato con sé, in consiglio comunale, le solite polemiche e accuse tra le forze politiche, che reciprocamente si rinfacciano disinteresse e ostilità nei confronti dei commercianti. Questo palleggiamento è particolarmente ridicolo a San Giuliano Milanese, dove il commercio soffre della più banale e incurabile delle malattie: la mancanza di quattrini della popolazione.

L’unica soluzione realmente evolutiva potrebbe essere la costruzione di centri commerciali con bacino di utenza sovracomunale, in cui i "piccoli" potrebbero trovare spazio e redditività: ma questo è chiaramente fuori dagli orizzonti del ceto politico sangiulianese, che ha in vista gli interessi costituiti di pochi privilegiati, e non già la sopravvivenza del tessuto commerciale cittadino.

Ora, invece, l’amministrazione comunale - che fino a prova del contrario rappresenta i cittadini, il cui interesse non coincide certamente con quello di una ristretta oligarchia di commercianti miliardari - verrà costantemente a patti, nelle decisioni in materia di commercio, con la neonata "Consulta".

Solo la lettura attenta dello statuto potrà dirci a quale livello di condizionamento può spingersi questo tipo di organismo: ma certamente non è consolante sapere che - ad esempio - gli orari di apertura degli esercizi commerciali verranno decisi d’intesa con chi li gestisce e non con chi li utilizza; per tacere delle scelte strategiche sul futuro delle attività commerciali in San Giuliano Milanese, che non possono certamente essere operate da chi è portatore di interessi precostituiti.

Ma vi è di più.

La politica condotta dal popolo grasso dei commercianti ricchi è punitiva soprattutto per gli stessi operatori, cui verrà negata - in nome degli interessi consolidati e costituiti - qualsiasi prospettiva di cambiamento e di sviluppo.

Più in generale, è punitiva per i cittadini sangiulianesi, che hanno la sfortuna di vivere sotto il tallone di un ceto politico totalmente disinteressato a ogni prospettiva di sviluppo urbano, e soprattutto povero di entusiasmo, di capacità progettuale, di fantasia nel vedere il futuro.