Che non tutti gli obiettivi previsti da un programma amministrativo possano essere conseguiti, è cosa normale: non si può avere tutto dalla vita.

Che, per ironia della sorte, gli obiettivi vengano colti alla rovescia, è una beffa crudele che può capitare al miglior amministratore. Sarebbe ingeneroso, infatti attribuire alla responsabilità del comune la responsabilità della chiusura (dal 1° settembre 2000) dell’unico, modesto presidio di scuola superiore esistente in città, cioè la sezione del Professionale "Bertarelli" che si trovava in via Giovanni XXIII.

Per farlo sopravvivere non sarebbero forse bastate l’attenzione e le cure dell’Amministrazione Comunale: che comunque non ci sono state, in perfetta coerenza con la superficialità e la sufficienza con cui si è gestito il processo di dimensionamento della rete scolastica, fatto a capocchia e in nome di logiche clientelari.

Fin qui, dunque, niente (o quasi niente) da dire.

Molto invece c’è da dire sugli ultimi sviluppi dell’annosa vicenda della sempre fantomatica scuola superiore a San Giuliano Milanese, perché - a fronte di ottimistici articoli di stampa dettati dal cosiddetto assessorato all’educazione (io ne ho personalmente sperimentato - piuttosto - la maleducazione) - sta la realtà fattuale fatta di occasioni perse, di scelte operate non con criteri di buona ed efficiente amministrazione, ma con arrogante incompetenza.

Ho letto recentemente sul "Cittadino" che sta per essere insediato, nella scuola elementare di via Trieste un "liceo pedagogico", generato dalla costola del liceo di Sn Donato.

Tralasciamo, innanzitutto, il fatto che il Ministero - in vista del riordino dei cicli - ha stoppato le nuove istituzioni: forse a San Giuliano Milanese sono ben appoggiati al Ministero, ma allora non si vede perché non ne abbiano approfittato prima; tralasciamo, in secondo luogo il fatto che l’indirizzo pedagogico non è previsto fra i nuovi licei da istituire dopo la riforma: anche se queste due buone ragioni sarebbero già sufficienti a dimostrare il dilettantismo e l’approssimazione che presiedono a questa scelta.

Ma vi è di più: il flusso di alunni che dalle terze medie di San Giuliano Milanese accedono a questo tipo di scuola è ridotto a poche unità; sicché, se le classi si facessero, verrebbero alimentate, principalmente, da studenti provenienti da fuori città (sempre che abbiano qualche reale intenzione di provenire da comuni dove - viceversa - l’istruzione superiore è presente e radicata). Se poi la vicinanza di questo tipo di scuola spingesse molti più ragazzi a questa scelta, peggio ancora: li incoraggeremmo ad iscriversi a un corso di studi che si accinge alla chiusura, senza sbocchi occupazionali di alcun tipo.

Purtroppo non è finita.

Bisogna aggiungere che, da un anno, è stato proposto al comune di San Giuliano di offrire una sede all’Istituto di Istruzione Superiore "Piero della Francesca" - da me diretto - che ospita numerosi studenti sangiulianesi, sia nella sezione geometri e nella sezione ragionieri di San Donato, sia presso quella di istituto professionale dislocata a Melegnano.

L’operazione avrebbe avuto concrete possibilità di riuscita - se solo gli Amministratori sangiulianesi avessero mosso qualche passo - soprattutto perché la Provincia avrebbe avuto un certo interesse a dismettere l’attuale sede di Melegnano dell’istituto professionale. Invece, di fronte alla mancanza di alternative, ha dovuto stanziare per quel plesso due miliardi, da spendere nel 2001.

Nulla, invece, è stato fatto in questa direzione: perché?

A queste domande dovrebbero rispondere il Signor Toni e l’assessoressa Bugada, producendo magari - come ho fatto io - qualche dato quantitativo.

E - a proposito di dati sul flusso degli alunni in uscita dopo la terza media - va detto che il comune dispone di tutti i dati della Scuola "Milani" dall’a.s. 1993/94 all’a.s. 1998/99, vale a dire per tutti i sei anni in cui è stata diretta dal sottoscritto: quei dati non fanno che ribadire, con numeri a tre cifre, la veridicità delle considerazioni che ho già svolto.

In attesa che parlino loro, vogliamo provare a ipotizzare qualche risposta?

1) La vanagloria mi suggerisce che - siccome il preside del "Piero della Francesca" sono io - si sia voluto tenermi alla larga da San Giuliano Milanese: tanti nemici, tanto onore, direbbe qualcuno; ma io preferisco avere nemici intelligenti, e passo oltre.

2) La seconda spiegazione è che, forse, l’utenza scolastica del tecnico e del professionale è meno gradita, nella "città", rispetto a quella che ci si attende di ospitare impiantando un liceo pedagogico. Sembra paradossale per un comune che ha per vicesindaco un’esponente di Rifondazione Comunista, ma tant’è: i disgraziati danno fastidio a tutti, tant’è vero che il collegio docenti della scuola media "Milani" ha dovuto pubblicamente lamentarsi della disattenzione dell’Amministrazione alle situazioni a rischio. In questa sede ci limitiamo ad un accenno: ma questo discorso andrà proseguito e sviluppato in altra sede, perché travalica l’ambito scolastico e investe tutt’altra sfera di intervento (o meglio, di non intervento) dell’Amministrazione Comunale.

3) Se non vogliamo scomodare né la vendetta politica né gli aspetti sociali della questione, la mia analisi può offrire solo un’ultima spiegazione, che riguarda l’approccio ai problemi da parte di chi amministra.

Sono il primo a difendere il diritto all’ignoranza degli amministratori appena insediati, visto che ne ho esperienza recente, personale e diretta.

Tuttavia, l’ignoranza specifica di solito incoraggia l’umiltà, lo scrupolo di analizzare attentamente i problemi. Questo scrupolo nell’analisi è, secondo me, l’unico strumento a disposizione di chi non possiede la capacità di sintesi immediata che solo una lunga esperienza politica può dare.

Proprio queste qualità sono evidentemente mancate, in questo caso; così come è mancata l’intelligente accortezza che induce a consultare - prima di decidere - chi capisce qualcosa del problema di cui si tratta.

L’arroganza dà fastidio, quando è frutto di un eccesso di consapevolezza della propria personale capacità ed esperienza; quando è gravata dall’ignoranza, induce indignazione e produce disastri.